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19
Marzo 2003
Segnali intelligenti
dallo spazio
Anche se il nuovo scandaglio cosmico sui 150 astri prescelti è
un'operazione tutta americana, altre tre stazioni intorno al mondo
continuano normalmente la loro caccia a ET. Succede in Australia con il
radiotelescopio di Parkes, in Argentina e in Italia dove a Medicina,
vicino a Bologna, c'è una grande parabola bianca di 32 metri di
diametro del Cnr, che dal 1998 registra continuamente le onde
elettromagnetiche che piovono dal cielo. Direttore della stazione è
l'ingegnere Stelio Montebugnoli. Come scrutate il cielo?
«L'università di Berkeley ci ha regalato lo strumento Seredip-4 che
abbiamo installato sull'antenna con il quale registriamo 24 milioni di
canali». In quale direzione guardate. Ci sono delle preferenze? «Lo
strumento agisce passivamente e mentre gli astronomi compiono le loro
normali ricognizioni celesti Seredip-4 prende nota di eventuali segnali
su alcune frequenze che ci interessano e che pensiamo siano quelle forse
usate da esseri intelligenti per diramare qualche messaggio cosmico».
Finora, però, nessuna sorpresa... «No, purtroppo. Un paio di volte ci
è sembrato di cogliere una frequenza anomala, ma poi non è più
ricomparsa. E la regola è che deve almeno manifestarsi due volte per
essere ritenuta interessante». Comunque continuerete il lavoro? «Certamente.
Anzi con l'Università di Berkeley partecipiamo allo studio di un nuovo
analizzatore di dati molto più potente che arriverà a due miliardi di
canali. Sarà un grande passo avanti».
Il radiotelescopio di Arecibo, a Portorico, è il più grande del mondo.
E' un paraboloide con un diametro di 304 metri adagiato tra le montagne.
Il ricevitore dell'antenna è sospeso ad un'altezza di 145 metri,
montato su un binario a forma di arco, permettendo così al
radiotelescopio di «scrutare» una buona porzione di cielo Il Seti,
Search for Extraterrestrial Intelligence, è l'istituto internazionale
che si occupa di ricerche sulle intelligenze extraterrestri.
L'obiettivo: captare i segnali radio provenienti dallo spazio. Dal 1999
l' istituto americano ha coinvolto nel progetto i navigatori di
Internet, che possono aiutare ad elaborare parte dei dati sul proprio pc.
Ora l'Istituto ha deciso di concentrare la «caccia» ai segnali
intelligenti sulle 150 stelle giudicate più «interessanti» fra i
milioni di astri scandagliati. La parabola di Arecibo ascolterà per
otto ore al giorno, fino a domani, le onde emesse dalle sorgenti
designate. Poi comincerà l'analisi dei dati, con l'aiuto dei pc di
casa.
Nel 1961 l'astronomo Frank Drake suggerì una formula nota come «equazione
di Drake»: combinando diversi termini (numero di stelle idonee,
frazione di stelle con pianeti) la formula cerca di stabilire il numero
delle possibili civiltà esistenti. Risultato: sarebbero 10.000 le
possibili civiltà tecnologiche presenti oggi nell'Universo.
(Corriere della Sera)
17
Marzo 2003
Oggetto volante precipita
a Isernia
Et in chiave italiana:
l'extraterrestre raccontato da Steven Spielberg potrebbe essere
atterrato in Italia o più precisamente nel piccolissimo comune di
Venafro, vicino a Isernia. Lì, nella notte di domenica, numerosi
cittadini hanno avvistato un ufo che - secondo le loro testimonianze -
è precipitato in un bosco e ha preso fuoco.
Sulla buona fede della popolazione non c'è da dubitare: gli abitanti
del paesino hanno preso il telefono in fretta e furia e hanno tempestato
di telefonate i carabinieri di Isernia. In poche parole hanno dichiarato
stupefatti: un oggetto volante non identificato (sì, proprio così,
come in tutti i film di fantascienza che si rispettino ) è caduto nel
bosco ed è scoppiato un incendio.
Sul posto sono così arrivati vigili del fuoco e carabinieri, che hanno
sì trovato un principio di incendio tra le sterpaglie e rovi, ma
nient'altro, nemmeno l'ombra di un mistero. La prefettura ha così
affermato in una nota: al momento non c'è allarme per la popolazione,
nessun motivo di preoccupazione. Inoltre, ha sottolineato come sul
posto non si è verificato alcun danno alle persone o alle cose e che le
rivelazioni di eventuale radioattività, effettuata in presenza dei
vigili del Fuoco, hanno dato esito negativo.
Ma per chi non rinunciasse a sperare in una vita altrove e guardasse le
stelle, sperando in mondi di extraterrestri rimane una speranza: la
prefettura ha aggiunto anche che le condizioni meteorologiche, con
abbondante neve anche sul posto dell'incendio, hanno reso impossibile
effettuare indagini ancora più accurate. E chissà che un incendio in
mezzo alla neve non suoni comunque come molto molto misterioso e faccia
nascere una leggenda tutta italiana su nuovi avvistamenti di ufo.
(Il Nuovo)
14
Marzo 2003
Su Marte l'acqua scorre
in superficie
Su Marte scorre l'acqua: gli scienziati dell'università dell'Oregon
(Usa) ritengono che le numerose striature comparse di recente sulla
superficie del pianeta rosso - nella regione del monte Olimpo - siano
dovute allo scorrere di acqua. Questa ipotesi dà nuovo respiro alle
speculazioni sulla presenza di vita sulla superficie del nostro vicino
astrale.
Le analisi condotte al riguardo fanno supporre che quest'acqua origini
dai vasti strati di ghiaccio presenti sotto la superficie marziana,
sciolti da attività geotermiche derivanti dal calore vulcanico
(l'Olimpo è un vulcano inattivo alto 24 chilometri). L'acqua emerge
quindi in superficie, saturandosi di sali minerali: ciò permette al
liquido di rimanere tale anche in condizioni di temperatura e pressione
in cui l'acqua pura congelerebbe nuovamente. Man mano che viene
prodotta, quest'acqua salmastra inizia a scorrere lungo i declivi e le
valli marziane, macchiando la superficie del pianeta e divenendo
visibile agli occhi degli scienziati.
Le striature sono «altamente identificative di uno scorrere dinamico di
liquido», afferma Tahirih Motazedian, ricercatrice dell'università
dell'Oregon.
Le immagini scattate nella Mangala Valles mostrano che le striature si
stanno formando in questi giorni: «ciò dimostra l'esistenza di un
processo di cambiamento superficiale su Marte in corso in questi giorni»,
dice Motazedian. Secondo la scienziata è la prima volta che cambiamenti
di questo tipo su Marte sono dovuti all'azione dell'acqua.
Secondo gli scienziati della Nasa Marte ha un cuore d'acqua, tanta
acqua. Un vero e proprio mare ghiacciato sotto la superficie del pianeta
rosso. Una quantità di ghiaccio superiore a quanto nessuno avesse mai
immaginato. La prova dell'esistenza di acqua su Marte è stata ricavata
dalla sonda Odyssey con il rilevamento di prove chimiche: la sonda,
lanciata da Cape Canaveral nell'aprile del 2001 e raggiunse l'orbita
marziana nell'ottobre dello stesso anno. Ha riscontrato l'acqua nascosta
sotto la superficie riconoscendola dal suo alto contenuto di idrogeno
(Il Messaggero)
21
Febbraio 2003
Non solo acqua e neve su
Marte
Non solo acqua, ma neve. Questa nuova teoria non
significa che tra breve la Nasa comincerà a pubblicizzare le settimane
bianche su Marte, ma confermerebbe che sul Pianeta Rosso c´è la vita,
c´è stata, oppure ci potrà essere nel futuro. E l´Italia potrebbe
svolgere un ruolo centrale per fornire la prova definitiva. L'ipotesi
della presenza di neve, che poi si è sciolta diventando acqua, è stata
avanzata dal ricercatore dell´Arizona State University Philip
Christensen, in uno studio pubblicato ieri dalla rivista «Nature». Lo
scienziato è arrivato a questa conclusione studiando le immagini della
sonda spaziale «Odyssey», di cui è il principale analista, e la Nasa
ha condiviso la teoria, visto che l´ha fatta presentare due giorni fa
nella sua sede di Washington. La ricerca parte dall´affascinante
scoperta di molte gole e canali sulla superficie di Marte, fatta nel
2000 da Michael Malin e Kenneth Edgett, entrambi membri del «Malin
Space Science Systems» di San Diego, che avevano osservato le foto
fornite dal «Mars Global Surveyor». Gli scienziati avevano elaborato
diverse teorie su questo fenomeno: per alcuni, i canali simili ai letti
dei fiumi erano il prodotto dell´acqua sgorgata da sorgenti
sotterranee; per altri erano generati dal passaggio di acqua
pressurizzata o biossido di carbonio; per altri, infine, erano frutto
del flusso di fango provocato dal collasso dei depositi del permafrost.
Nessuna di queste ipotesi, però, aveva convinto. Christensen, allora,
si è rimesso a studiare, usando stavolta le immagini di «Odyssey», e
il risultato è stato sorprendente. Secondo lui, la vera causa delle
gole è lo scorrimento di acqua generata dallo scioglimento della neve.
Ma l´aspetto più affascinante della teoria è che il fenomeno è
ancora attivo, e crea le condizioni ideali per lo sviluppo di forme di
vita vegetale, esistenti anche sulla Terra in ambienti simili. La
maggior parte degli scienziati è convinta che Marte sia ghiacciato da
migliaia e migliaia di anni, ma Christensen non è d'accordo. Secondo
lui, il pianeta oscilla nel movimento intorno al Sole, e quindi l´asse
polare si inclina. Quando i poli vengono esposti più direttamente ai
raggi caldi, il ghiaccio evapora, e ricade sotto forma di neve a
latitudini più vicine all'equatore del pianeta, ad esempio nella
regione chiamata Terra Sirenum. Quella neve, poi, viene coperta da
polvere e detriti e quindi appare scura. Pochi centrimetri sotto la
superficie, però, è pulita e si scioglie. Questo processo produce
acqua, che scorre e scava le gole, ma non solo. La superficie che non si
scioglie protegge il liquido dall´evaporazione immediata, svolgendo la
funzione di una serra, e così crea le condizioni e le temperature
ideali per la vita. «Questa neve - ha spiegato Christensen -
costituisce una dimora incredibilmente attraente per la vita. C´è la
luce per la fotosintesi, ci sono le temperature superiori al
congelamento e l´acqua allo stato liquido, tutto a pochi centimetri
dalla superficie nelle latitudini mediane di Marte. La vita, se esiste
sul pianeta, migrerebbe esattamente verso questi ambienti. La neve
agisce come una magnifica coperta, che consente tutto questo processo di
scioglimento e gocciolamento». Lynn Rothschild, scienziata dell´«Ecosystem
Science and Technology Branch» della Nasa presso l´«Ames Research
Center» di San Francisco, ha condiviso l'ipotesi, spiegando quali forme
di vita potrebbero prosperare. Ad esempio ha citato «le alghe, note
anche come i cocomeri della neve, che si sviluppano in condizioni simili
anche sulle Montagne Rocciose degli Stati Uniti». Vegetali che assumono
un caratteristico colore rosso sotto la superficie, e compiono tutto il
loro ciclo in ambienti della Terra vicini a quelli che Christensen
avrebbe individuato su Marte. Secondo lo scienziato dell´Arizona,
inoltre, il processo nevoso si ripete a intervalli regolari, nell´arco
di 100 mila e un milione di anni, e ciò ha un significato importante:
«E´ un fenomeno attivo, e quindi non stiamo parlando di un pianeta
morto». La teoria è affascinante e sostenuta dalle immagini, ma come
tutte le teorie ora deve essere provata. E questo forse è l´aspetto più
utile per la Nasa, che ha bisogno di attirare nuovi interessi per
rilanciarsi dopo la tragedia dello shuttle «Columbia». L´agenzia
spaziale ha già in programma il lancio su Marte di due rover tipo il «Pathfinder»,
che partiranno tra maggio e giugno prossimo e arriveranno sul pianeta
nel gennaio del 2004. Nel 2005, poi, verrà lanciato il «Mars
Reconnaissance Orbiter», ossia una sonda che porterà a bordo il radar
«Sharad», costruito dall´Agenzia spaziale italiana proprio per andare
a cercare l´acqua.
(La Stampa)
20
Febbraio 2003
I rapiti non dicono bugie
«Erano alieni. E ci hanno rapiti». Dicono la verità le migliaia di
persone che, in America e non solo, ripetono i racconti terrificanti
delle «abductions», i sequestri quasi sempre notturni che possono
durare ore o giorni e sono segnati da tremendi e non meglio identificati
test medici in astronavi che sembrano lager futuribili. Dicono la verità,
secondo le scoperte di un luminare di Harvard, il professore di
psicologia Richard McNally, perché quegli individui angosciati non
mentono e non sono nemmeno mitomani o, peggio, pazzi. Ed è proprio un
peccato che, pur essendo sincere, le loro testimonianze non dimostrino
proprio un bel niente e che il mistero degli extraterrestri sadici che
ci trattano come cavie da laboratorio sia destinato a restare tale
ancora per chissà quanto. McNally si è presentato all´annuale meeting
dell´Associazione americana per l´avanzamento della scienza, a Denver,
e ha spiegato che i poveri rapiti (ne ha studiato un gruppo selezionato)
sono vittime sì, ma di un umanissimo e finora poco studiato fenomeno
che si chiama «paralisi da sonno». Colpisce - prima o poi, a un certo
punto dell´esistenza - una persona su tre e si scatena quando ci si
sveglia di colpo, interrompendo bruscamente la fase Rem, dei «rapid eye
movements», durante la quale si è immersi nel mondo parallelo del
sogno e l´unico movimento registrabile è quello degli occhi dietro le
palpebre serrate. Il passaggio da uno stato all´altro è talmente
selvaggio e innaturale - spiegano i suoi dati - che realtà e fantasie
si intrecciano in un vortice tuttora enigmatico e producono
momentaneamente una dimensione alternativa, affollata da visioni
potenzialmente spaventose. Sono le visioni «ipnopompiche»,
allucinazioni talmente nitide da essere vissute come esperienze vere, e
tremende. Così questi uomini e donne, ai quali non è estranea la
frequentazione di episodi tv di «X Files» e qualche lettura golosa di
fantascienza, sono pronti a giurare di essersi ritrovati paralizzati e
di avere visto figure umanoidi aggirarsi intorno a loro, mentre scariche
elettriche li attraversavano. E la paura non è inventata. Sul lettino
dello psicologo si fanno spesso prendere da attacchi d´ansia e talora
di panico, da palpitazioni e da sudorazioni violente, gli stessi sintomi
psicofisici - rivela McNally - dei disordini post-traumatici di molti
veterani del Vietnam o dei sopravvissuti dell´attentato al World Trade
Center. «Apparivano ed erano sinceramente sconvolti», ha sottolineato
a proposito dei suoi esperimenti. Come raggelati furono tantissimi
nostri antenati. Con l´unica differenza che in altri tempi invece degli
alieni incontrarono i fantasmi oppure le streghe, ville vittoriane e
boschi tardomedievali. Così veri da fare una paura da morire.
(La Stampa)
9
Febbraio 2003
Avvistamento a Novara
Un oggetto volante non identificato è stato avvistato attorno alle
20,30 di venerdì sera da un automobilista in transito sulla provinciale
che collega Castellazzo a Sillavengo. Il velivolo è stato descritto con
grande precisione e dovizia di particolari dall´osservatore che,
preoccupato, si è rivolto ai carabinieri telefonando al «112» per
denunciare l'accaduto. Si sarebbe trattato di un velivolo di grandi
dimensioni che emetteva un´intensa luce di colore verde. L´oggetto
viaggiava ad alta velocità su una rotta proveniente da Nord-Ovest e
pareva in caduta da una quota di circa duemila metri. Presentava inoltre
delle particolari protuberanze simili a code sistemate nella parte
anteriore e posteriore.
L´avvistamento è durato per parecchi secondi e pare che in zona non
abbia avuto altri testimoni. I carabinieri per ottenere informazioni
certe in merito al fenomeno, si sono messi in contatto con la torre di
controllo di Milano-Linate. Quando gli operatori al radar hanno sentito
la descrizione dell´accaduto, non si sono scomposti più di tanto in
quanto un oggetto del tutto simile e una situazione praticamente analoga
si era da poco prodotta pure nell´area di Novi Ligure, in provincia di
Alessandria. Informato di quanto successo, si è messo subito al lavoro
per individuare altre osservazioni concomitanti, il coordinatore
cittadino del Cau (Centro Avvistamento Ufo), Mauro Roncaglia: «La
descrizione fatta dall´occasionale osservatore, farebbe escludere che
si possa trattare di un bolide o di un meteorite. La particolarità che
il fenomeno si sia ripetuto praticamente identico in due diverse località
merita attenzione. Coloro che fossero stati testimoni dell´avvistamento
dovrebbero riferire la propria esperienza così da cogliere ulteriori
particolari utili per fare chiarezza in modo univoco su quanto si è
verificato».
(La Stampa ed. Novara; Corriere di Novara)
9
Febbraio 2003
Alieni alleati di Saddam?
Un'astronave aliena schiantatasi nel deserto iracheno nel 1991 sarebbe
stata l'inizio di un'alleanza fra Saddam Hussein e gli extraterrestri
alla quale George W. Bush avrebbe ora dichiarato guerra? E lo «Scudo
Spaziale» americano, erede delle «Guerre Stellari» di Ronald Reagan,
sarebbe in realtà la difesa contro una potenziale minaccia cosmica? E'
quanto suggeriscono, tra fantascienza e politica, stampa ed ufologi
russi mentre la guerra contro l'Irak appare sempre più vicina. Il
quotidiano online «Pravda» ha pubblicato un lungo articolo intitolato
«Saddam Hussein è in possesso di un Ufo?» nel quale riferisce
l'abbattimento, da parte delle forze americane, di un «oggetto volante
non identificato» sopra il territorio iracheno durante l'operazione «Desert
Storm», e l'avvistamento di un altro Ufo sopra Baghdad durante
l'operazione «Desert Fox» nel 1998, filmato anche dalla Cnn. Il
quotidiano nel riportare la storia dell'abbattimento, di cui dette
notizia un radioamatore americano nel dicembre scorso, cita al riguardo
anche la rivista online «Ufo Roundup» che ha cercato di ottenere
conferme al riguardo dai suoi corrispondenti nella regione. Questi non
sono riusciti nell'intento ma hanno detto che da tempo in Irak circolano
informazioni «sulla presenza di alieni che sarebbero ospiti di Saddam
Hussein» nel suo palazzo, circondato della massima sicurezza, nei
pressi di Zarzi, a sud della città settentrionale di Suleymania. Questa
zona sarebbe diventata «l'Area 51» irachena. Un riferimento alla
misteriosa zona nel deserto del Nevada sotto il controllo dell'aviazione
Usa che sarebbe stata creata dopo il ritrovamento di un disco volante
sopra il deserto del New Mexico, vicino a Roswell nel 1947. Secondo la
leggenda ufologica, lo studio della nave spaziale avrebbe portato gli
americani a studiare ed utilizzare le conoscenze degli extraterrestri
per realizzare delle «superarmi». Una conferma è giunta di recente
dal capo del Dipartimento Ufo del ministero della difesa russo, chiuso
con la caduta dell'Urss, il colonnello Aleksandr Plaskin. Plaskin, in
un'intervista ha affermato che lo studio dei velivoli alieni avrebbe
consentito agli Usa di sviluppare «la stazione radioelettronica Haarp»,
componente essenziale dello «Scudo Spaziale». Le 180 antenne dell'Haarp,
dice Plaskin, sono in grado di concentrare una potentissima emissione a
onde corte nella ionosfera «bruciando» qualsiasi missile nemico. Come
hanno fatto gli americani, anche Saddam - si ipotizza - avrebbe
approfittato degli alieni per ottenere conoscenze scientifiche molto
sofisticate, applicabili naturalmente al campo militare, «Pravda.Ru»
scrive peraltro di un secondo presunto abbattimento di Ufo, durante «Desert
Storm», sopra il deserto saudita, confermato dal colonnello russo
Gregor Petrokov, che avrebbe visto la nave aliena colpita, a suo dire,
da missili aria-aria di un F-16 americano. L'astronave era di foggia
rotonda e «di materiale mai visto, con iscrizioni sconosciute sul
pannello di controllo». «Pravda.Ru», suggerisce, non senza qualche
dubbio, l'ipotesi fantascientifica che Saddam Hussein possa essersi
impadronito dell'Ufo abbattuto in Irak, forgiando un'alleanza con gli
alieni sopravvissuti, che sarebbe la vera ragione della guerra che Bush
vuole lanciare contro Bagdad.
(Gazzetta del Sud)
7
Febbraio 2003
Ufo a Trieste
Se gli Ufo esistono, come documenterebbero le prove contenute negli
archivi segreti del Kgb, l'ex servizio segreto sovietico appena
trasmesse alla stampa, sono passati anche di qua. Astronavi aliene non
soltanto sopra Mosca, ma pure sopra Trieste. Avvenne l'8 giugno 1972 che
un velivolo circolare nero con una cupola centrale senza oblò sorvolò
la caserma dei carabinieri di via dell'Istria. Era a un'altezza stimata
di 37 metri, emetteva un ronzio simile a quello di una lampada al neon e
un odore come di un trasformatore elettrico. Rimase sulla verticale
della caserma, poi salì leggermente di quota, accelerò, si diresse
verso viale D'Annunzio, si arrestò, calò con movimento a foglia morta
ondeggiando, eseguì una virata di 60 gradi e si diresse verso
Montebello sorvolando i tetti. Nella sua traiettoria sorvolò quattro
caserme militari dell'Esercito e sparì verso l'alto in prossimità
della polveriera a una velocità spaventosa. Era rimasto visibile per
otto minuti. A immortalare il giorno che a Trieste arrivarono gli
extraterrestri due fotografie scattate da un ragazzino di 11 anni,
abbastanza impressionanti anche per gli scettici, come appare
dall'immagine che pubblichiamo. Paolo Cernic, purtroppo morto alcuni
anni fa, allora frequenta la VC dell'elementare «Slataper», in via
della Bastia. Esce dal portone di via dell'Istria e, giunto in prossimità
della caserma dei carabinieri, quando sono le 12.50 di quell' 8 giugno
1972 sente uno strano ronzio e alzando lo sguardo nota il disco volante
che si sta muovendo proprio in direzione della sua casa, in via
dell'Istria 44. Allora si mette a correre, sale in casa, si affaccia
alla finestra e vede l'astronave ad un'altezza di una quarantina di
metri proprio sopra il cortile della caserma dei carabinieri. Paolo
prende la piccola macchina fotografica che il papà gli aveva regalato
proprio pochi giorni prima e scatta le due fotografie. Racconta il fatto
al papà che non gli crede, poi ai compagni di classe che lo prendono in
giro.
Il rullino rimane dentro la macchina fotografica per un anno finché
dopo aver assistito a una proiezione del festival del film di
fantascienza a San Giusto, il ragazzo si ricorda del suo avvistamento e
convince il padre a far sviluppare le foto. Il risultato è sconvolgente
e il papà Pietro decide di rendere pubblico l'avvistamento del figlio
che va a finire sui giornali.
Ora, a distanza di trent'anni, Michele Sisti della sezione Ufo del
Circolo culturale astrofili di Trieste ha concluso una laboriosissima e
meticolosa indagine su quelle foto che, sebbene la fonte non sia proprio
al di sopra delle parti, escluderebbero che quell'Ufo in realtà possa
essere un fotomontaggio, un fenomeno atmosferico, un velivolo spia,
un'elaborazione al computer o altro ancora. Insomma di vera e propria
astronave extraterrestre si sarebbe trattato. Ma, anche se quello del
'72 è l'unico incontro ravvicinato verificatosi a Trieste (è del primo
tipo, che include gli Ufo visti a distanza ravvicinata senza effetti
fisici sui testimoni), gli «X-files» triestini sono molti. La tabella
riporta 43 casi catalogati che sono stati censiti tra il 1950 e il 1986.
Per la maggior parte si tratta di luci notturne, ma non mancano alcuni
avvistamenti di dischi durante le ore diurne. E' una «busta blu»
triestina. Così è chiamata la cartella del Kgb che contiene le
segnalazioni non di cittadini qualsiasi, ma di ufficiali dell'ex Armata
rossa. E addirittura la nuova legge finanziaria degli Stati Uniti
stanzia dei fondi «per andare a cercare gli extraterestri».
Per ricostruire gli «X-files» triestini dall'87 a oggi, la sezione Ufo
del Circolo culturale astrofili invita a segnalare i casi nella sede di
piazza Venezia 3 (tel.040-307959) ogni lunedì tra le 19 e le 20.30. Ma
il caso del '72 avrebbe avuto almeno altri tre testimoni: due ragazzini
e una donna. Perché non si fanno avanti? E dalla caserma dei
carabinieri è possibile che non si sia visto nulla?
(Il Piccolo di Trieste)
5
Febbraio 2003
Pubblicati documenti
segreti russi
Documenti dei servizi segreti sovietici (Kgb), pubblicati oggi dalla
stampa, attestano ufficialmente avvistamenti di astronavi aliene in
Russia per la prima volta dopo la caduta dell'Urss.
Il quotidiano 'Komsomolskaya Pravda'' ha iniziato oggi la pubblicazione
dei relativi archivi del Kgb, consegnati nel 1991 al cosmonauta Pavel
Popovic presidente della Associazione Ufologica Panrussa che da tempo li
aveva richiesti, e da questi confidati al giornale.
In una lettera al cosmonauta, un generale pluridecorato, il Kgb spiega
che benche' i servizi segreti non fossero preposti direttamente
all'accertamento dell'esistenza degli Extraterrestri, avevano continuato
per anni a raccogliere materiale e testimonianze in merito.
Secondo il primo rapporto pubblicato dalla 'Komsomolskaya Pravda', nel
giugno del 1989 tre astronavi aliene sorvolarono il poligono atomico di
Kapustin Jar nella regione di Astrakhan, nella Russia meridionale.
Le astronavi, a forma di disco del diametro di 4-5 metri con una cupola
luminosa - avvistate dai militari, tra cui ufficiali e sottufficiali che
riferirono ad un agente del Kgb sul posto - si avvicinavano e allontanavano
e nel momento in cui erano piu' vicine si trovarono ad un'altezza da
terra tra 20 e 60 metri. E ad un certo punto, secondo le testimonianze
dei militari che erano ad una distanza di circa 300 metri dagli Ufo,
questi scattarono apparentemente delle 'foto' del poligono emettendo un
forte raggio di luce.
Il comando del poligono fece decollare un caccia per intercettare gli
Ufo, ma senza pero' riuscirci in quanto le astronavi si allontanavano
rapidamente ad ogni tentativo di contatto.
(Ansa)
5
Febbraio 2003
Vita su Giove e Marte
A fare questa affermazione non è uno scrittore di fantascienza
qualunque, ma il presidente degli Stati Uniti d'America George W. Bush.
La dichiarazione in un passaggio del documento di programmazione
economica. Secondo la tesi del presidente americano la presenza
comprovata di acqua, elemento essenziale per la vita, sia su Marte sia
su Giove, farebbe pensare anche alla presenza di forme di vita.
Una tesi che sposò anche il padre del progetto Apollo, lo scienziato
Von Braun, il quale sosteneva che da un punto di vista statistico era
impossibile sostenere, considerando l'infinito numero di corpi celesti
presenti nell'universo, che in nessuno di essi potessero esistere
condizioni adatte allo sviluppo di forme di vita. Bush, nel suo
discorso, ha messo anche l'accento su fatto che altri pianeti al di
fuori dal nostro sistema solare, starebbero per essere studiati. Alcune
importanti ricerche scienti.che degli ultimi 10 anni, sottolinea il
presidente degli Stati Uniti, indicano che l'esistenza di vita su altri
pianeti è cosa più che realistica. Gli astronomi hanno inoltre
scoperto nuovi pianeti al di fuori del nostro sistema solare. Intorno a
90 stelle graviterebbe un pianeta sconosciuto. Lascia infine perplessi,
l'insistenza con la quale il documento sottolinea che forme di vita,
oltre a quella del nostro pianeta, sono possibili "più di quanto
si possa immaginare".
(Metro ed. Milano)
20
Gennaio 2003
La vita arrivò da Marte
C'era probabilmente
vita su Marte in un lontano passato e se ciò, come possibile, sarà
presto confermato «dimostrerà indirettamente l'ipotesi che la vita
sulla Terra venne portata dallo spazio esterno». Lo afferma il
professor Igor Mitrofanov, capo del Laboratorio di esplorazione Spaziale
russa dell'Accademia delle Scienze.
Mitrofanov afferma che «il prossimo anno potrebbe portare rivelazioni
sensazionali» grazie alle ricerche condotte dagli scienziati russi in
collaborazione con i loro colleghi americani sul Pianeta Rosso. «Le
ricerche hanno dimostrato che circa il 50% della superficie di Marte è
ricoperta alle alte longitudini (cioè vicino ai poli) da acqua
congelata. Questa è un'altra prova che la vita esisteva lì in un certo
momento». 'L'esplorazione rivelerà l'esistenza, se non di forme di
vita, almeno della loro esistenza nel passato«, dice lo scienziato. Il
ghiaccio indica, secondo Mitrofanov, che Marte aveva anticamente un
clima caldo e umido e adatto agli organismi viventi. »Marte e la terra
erano simili in tempi lontani, ma Marte perse la sua atmosfera in una
catastrofe. Quindi le condizioni per l'emergenza della vita erano
(inizialmente) le stesse su Marte e la Terra«. Gli scienziati russi
stanno studiando Marte con l'aiuto di appositi strumenti sul satellite
americano 'Odissea» e lanceranno quest'anno insieme con gli Usa due
veicoli per l'esplorazione del pianeta che arriveranno sulla sua
superficie nel 2004 con in particolare lo scopo di «trovare la prova
dell'esistenza di organismi unicellulari». Se ciò avverrà, afferma
Mitrofanov, potrà condurre ad una svolta «sensazionale», e «la prova
della presenza di vita su Marte dimostrerà indirettamente l'ipotesi che
la vita sulla Terra fu portata dallo spazio esterno».
(Ansa)
20
Gennaio 2003
Ecco le prove della
presenza di acqua su Marte
Marte il pianeta
rosso. Ma da dove deriva il suo soprannome? Il suolo di Marte è ricco
di componenti ferrosi che, esposti per milioni di anni all'ossigeno ed
al vapore acqueo della sua atmosfera, hanno reagito ossidandosi.
La massiccia presenza di ferro su Marte è dovuta al fatto che, essendo
più piccolo della Terra, durante le prime fasi della nascita del
sistema solare ha avuto, in termini planetari, un raffreddamento molto
veloce, al punto che i minerali ferrosi sono in parte rimasti mescolati
alla superficie e al mantello. Il contrario di quanto accaduto al nostro
pianeta, dove i composti metallici sono precipitati verso il nucleo
attraverso le fratture del mantello spinti dalla gravità, dalle
dimensioni e dalla massa.
Oltre alla «ruggine rossa», sulla Terra e su Marte troviamo anche la
«ruggine grigia» aggregata in un minerale chiamato ematite. L'ematite
si forma in pozze stagnanti d'acqua, oppure dove attività vulcaniche
sotterranee generano acque in pressione.
L'ematite grigia è sicuramente un componente che nessuno penserebbe di
trovare in un arido deserto marziano ma Marte non è poi così arido
come si crede. Ed il pianeta presenta molti segni di una antica presenza
d'acqua che, forse, ancora oggi esiste.
La prima scoperta di ematite su Marte risale al 1998, quando lo
spettrometro agli infrarossi del Mars Global Surveyor (TES - Thermal
Emission Spectrometer) individuò una forte ed estesa concentrazione di
ematite grigia all'altezza dell'equatore marziano, in una zona di 500
chilometri chiamata «Sinus Meridiani».
La scoperta, in aggiunta ad altre, costituisce una nuova prova che su
Marte una volta ci fosse acqua in quantità tale da far precipitare gli
ossidi di ferro in grani consistenti.
L'ematite grigia ha la stessa formula chimica (Fe2O3) della «ruggine
rossa». L'unica differenza che ne determina la diversa colorazione è
la sua struttura cristallina, mentre quella rossa è composta da grani
di ossido si ferro che hanno un diametro che va da alcune centinaia di
nanometri ad alcuni micron, i cristalli di ematite hanno un diametro
medio simile a quello dei comuni granelli di sabbia e, sminuzzando
dell'ematite fino a ridurla in polvere, i suoi grani cominceranno a
riflettere la tipica colorazione rossastra della ruggine.
Planetologi e geologi che studiano il sito di «Sinus Meridiani»
ritengono che i depositi si siano formati in profondità miliardi di
anni fa e che solo recentemente, in termini di millenni, siano venuti
alla luce per l'erosione dovuta ai venti.
(La Stampa)
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