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24
Giugno 2002
Ufo turisti in Scozia
Singolare pubblicità
dell'ente turismo. Qual è il posto da cui c'è più possibilità di
avvistare gli ufo? La Scozia. Lo assicura il locale ufficio del turismo
secondo cui, il Paese garantisce ad appassionati ed osservatori, la
maggiore concentrazione nel mondo di avvistamenti di dischi volanti e di
altri Ufo per numero di abitanti e per chilometro quadrato.
Secondo le informazioni dell'ente turistico, ogni anno vi è una media
di 300 avvistamenti di Ufo, vale a dire 4 millesimi di oggetto volante
non identificato per ogni chilometro quadrato, circa 20 volte di più
che negli Stati Uniti, dove pure gli avvistamenti sono fino a 2.000
l'anno, ma su un territorio enormemente più vasto e più popoloso, che
diluisce la media in 2 decimillesimi di Ufo per kmq.
La statistica, dicono le fonti, ha poco a che fare con l'abbondante
consumo di birra cui ricorrono scozzesi e turisti. A quanto pare gli Ufo
ci sono e preferiscono volteggiare sui cieli dei molti paesaggi delle
Highlands o delle Isole scozzesi, costellati di antichi castelli,
brughiere solitarie e circoli di pietre, e densi di leggende di spiriti,
folletti ed esseri soprannaturali. Un Paese, la Scozia, che basa gran
parte delle sue attrattive turistiche sul mistero. Per anni a tenere
banco, c'è stato il popolarissimo mostro di Loch Ness.
La località preferita dagli avvistatori di Ufo si trova a soli 50
chilometri ad ovest di Edimburgo, a Bonnybridge, il cui municipio ha
cercato di creare un gemellaggio extraterrestre con la località di
Roswell, Stati Uniti. La località del New Mexico divenne famosa alla
fine degli anni '40 per il presunto ritrovamento di un'astronave caduta,
con tanto di cadaveri di piloti alieni, della cui presunta autopsia è
stato diffuso un famoso filmato.
Secondo Graham Birdsall, direttore di una rivista di ufologia, gli
extraterrestri prediligono luoghi desolati e remoti. Gli stessi dove
sorgono le basi militari e aeronautiche. Forse, e questa potrebbe essere
la spiegazione che smonterebbe il mistero degli Ufo, l'enorme quantità
di luci nel cielo dipende dalla presenza dei jet militari.
(TGCom)
24
Giugno 2002
Misteriose piramidi in
Uzbekistan
Piramidi simili a quelle
egizie sono state scoperte in una remota area montagnosa dell'Uzbekistan.
Sono alte fino a 15 metri e risalgono a circa 2.500 anni fa. [...]
Le piramidi uzbeke sono di pietra e di forma tetraedrica come quelle
egizie, non a gradini ma con una superficie liscia. Sono alte fra i 12 e
i 15 metri, cioè circa un decimo di quelle della piana di Giza, e hanno
un'ipotenusa di 40 metri. La piramide di Cheope, nella piana di Giza, è
alta 146 metri e risalirebbe ad almeno 5.000 anni fa.
Secondo gli archeologi, le antiche costruzioni uzbeke sono arrivate sino
a noi quasi intatte perché grazie alla loro remota ubicazione non sono
state utilizzate come materiale da costruzione in epoche successive. È
la prima volta che edifici simili vengono alla luce in Asia Centrale. La
loro origine e la loro utilizzazione restano un mistero. [...] Qualcuno
sostiene che ci troveremmo di fronte a "enciclopedie" di
pietra ricche di dati matematici e geometrici sul pianeta. Non manca chi
le pre-dati, al pari della Sfinge, ad oltre 10 mila anni fa e ipotizzi,
nel sottolinearne la specifica orientazione astronomica, un'origine
extraterrestre.
(Il Resto del Carlino)
24
Giugno 2002
Misterioso ronzio
È stato battezzato 'Kokomo
hum', il ronzio di Kokomo, dal nome della cittadina dell'Indiana colpita
dall'insolito fenomeno, secondo molti abitanti di origine
extraterrestre. Un ronzio misterioso, giorno e notte, impedisce alle 47
mila persone che vivono a Kokomo di dormire, provocando nausea e mal di
testa. Il ronzio - si dice - ricorda quello «del burro che frigge in
padella».
(Il Resto del Carlino; Il Giornale)
19
Giugno 2002
La piramide degli ufo
Scienziati cinesi si
recheranno a esaminare una misteriosa piramide nella Cina occidentale.
Potrebbe trattarsi di una rampa di lancio creata niente meno che dagli
extraterrestri. Secondo l'agenzia Nuova Cina, la costruzione, situata in
cima al monte Baiging, avrebbe al suo interno tre incavature con
aperture triangolari e sarebbe piena di strani tubi rossi che si
insinuano dentro la montagna fino a raggiungere un vicino lago salato.
Sarebbero nove gli scienziati che si apprestano a partire alla volta
della piramide dei misteri. La sfida è scoprire l'origine di tale
struttura, alta una sessantina di metri e localizzata nella provincia di
Qinghai. Secondo un ricercatore dell'Accademia di scienze sociali,
citato dall'agenzia di stampa cinese, varrebbe la pena di ispezionare a
fondo la struttura, in quanto la natura extraterrestre della piramide
"sarebbe possibile" anche in base alla presenza, nelle
vicinanza, di strane tubature e pietre di forme non comuni, disposte,
tra l'altro, in una zona prevalentemente disabitata.
(TGCom; Ananova)
17
Giugno 2002
Ufo a "Velisti per
caso"
Dal diario di bordo di
Patrizio Roversi:
Oceano Pacifico, 17/06/2002, ore 09:00
Erano le 8,00 ora UTC (di Greenwich, ora locale erano le 2 del mattino),
la nostra posizione era 009 24 sud, 120 37 W. Antonella mi ha svegliato:
“C’è una cosa strana…”.
C’era una luce, un bagliore come se a poppa, sull’orizzonte, ci
fosse un piccolo paese, la luminescenza diffusa di una piccola città.
Ma siamo in mezzo al Pacifico: non c’è niente! Nemmeno una nave,
perché il nostro radar che segnala fino a 65 chilometri, non segnalava
nulla! Non poteva esser una piattaforma, né un’isola, né una nave…
Che cosa, allora? Giuro, l’abbiamo vista. E questo non è un
espediente narrativo né una invenzione.
Vanni ha fatto l’ipotesi che si trattasse di un satellite
geo-stazionario, all’orizzonte. Ma avrebbe fatto una luce
circoscritta, puntuta, tipo stella. Invece era diffusa. Giacomo,
semi-addormentato, ha detto “Saranno i marziani” e se n’è tornato
placido in cuccetta. Antonella, per sdrammatizzare, ha fatto l’ipotesi
del calamaro gigante oppure che fosse un congresso di balene che
vomitavano plancton fluorescente. Ma, a parte gli scherzi, che cosa
poteva essere?
Io, di fronte a questi fenomeni, penso sempre a qualche diavoleria
militare, tipo navi schermate che fanno esercitazioni, ma che senso
avrebbe schermarsi per nascondersi e poi accendere centinaia di luci?
Il fenomeno è durato fino all’alba, e ce lo siamo lasciato dietro,
come se lui fosse fermo. Abbiamo anche pensato di andare a vedere, ma
vedere dove? La cosa appariva lontanissima, e poi controvento. C’è
qualcuno che ha qualche zio della CIA, che possa aiutarci a capire?
(Velistipercaso.rai.it)
15
Giugno 2002
Un gemello del sistema
solare potrebbe ospitare la vita
Chi
lo ha studiato dice che è un po´ come guardarsi allo specchio: un
sistema planetario che ricorda quello solare, e quindi potrebbe
contenere qualcosa di simile alla Terra, con tutte le implicazioni sulla
possibile presenza della vita. La scoperta, fatta dagli scienziati Paul
Butler della Carnegie Institution di Washington e Geoffrey Marcy della
University of California-Berkeley, è stata annunciata nella sede della
Nasa dopo 15 anni di osservazioni con il telescopio. I due studiosi,
specializzati nella caccia ai pianeti fuori dal sistema solare, hanno
puntato l'occhio dal diametro di tre metri del Lick Observatory della
California verso la stella 55 Cancri. Questo corpo si trova nella
costellazione del Cancro, a 41 anni luce dalla Terra, e ha il pregio di
assomigliare al Sole: stessa età, grosso modo cinque miliardi di anni,
e dimensioni piuttosto simili. Butler e Marcy controllano questo genere
di stelle, proprio perchè sperano di individuare pianeti all'esterno
del sistema solare. Non possono ancora vederli materialmente attraverso
il telescopio, ma riescono a notare i tremolii prodotti sulle stelle
dalla loro forza gravitazionale, nel corso dell´orbita. Finora i
cacciatori hanno individuato oltre 90 pianeti extrasolari, ma nessuno
somiglia a quello che hanno rilevato nella regione di 55 Cancri. Secondo
Butler e Marcy, infatti, intorno a questa stella ruota un corpo molto
simile a Giove, per la massa e il movimento orbitazionale che segue. Tra
55 Cancri e il «cugino» di Giove, poi, hanno individuato altri due
pianeti più piccoli, che ruotano molto vicino allo pseudo-Sole. E' una
scoperta importante, secondo gli esperti, perchè finora non avevano mai
trovato nulla di così simile al nostro sistema. Inoltre, facendo un po´
di calcoli con l'aiuto dell'astronomo Greg Laughlin della University of
California-Santa Cruz, Butler e Marcy sono arrivati alla conclusione che
tra il nuovo pianeta e la sua stella c´è lo spazio per un corpo
orbitante come la Terra. Nel nostro sistema solare, Giove viene
considerato una delle chiavi per la presenza della vita, a causa della
protezione che offre al pianeta dove ci troviamo. Il «cugino» di
Giove, individuato intorno a 55 Cancri, potrebbe svolgere la stessa
funzione in quel sistema orbitazionale, e quindi favorire le condizioni
per l'esistenza di forme viventi. Per ora siamo ancora nella fase
speculativa, come ha chiarito lo stesso Butler: «Abbiamo trovato un
sistema che forse non è fratello di quello solare, ma può essere
classificato come un cugino di primo grado». Secondo Marcy, però, «laggiù»
esiste un'ampia regione, centrata grosso modo alla stessa distanza che c´è
tra la Terra e il Sole. In quello spazio potrebbe esistere un pianeta
simile al nostro, e sarebbe stabile. E´ rimasto lì per miliardi di
anni, e quindi è concepibile che questo nuova sistema abbia pianeti
rocciosi come Marte, Venere e la Terra, anche se per ora non siamo in
grado di vederli. Al momento gli scienziati stanno osservando 1200
stelle simili al Sole, ma questo nuovo sistema è al centro
dell'attenzione. Secondo l'astrofisico di Princeton David Spergel, nel
giro di 10 anni potremmo vedere una foto del «cugino» di Giove, quando
avremo a disposizione sonde spaziali per la caccia ai pianeti.
(La Stampa)
6
Giugno 2002
Rintracciata mappa
antichissima
Una
mappa tridimensionale, dove una mano ignota ha inciso i rilievi della
terra 120 milioni di anni fa. «Cambia tutte le vostre idee riguardo
alla vita su questo pianeta? Noi ormai abbiamo fatto abitudine al nostro
miracolo». Il professore Alexandr Chuvyrov sembra convinto che il suo
misterioso ritrovamento sia una scoperta sensazionale, anche se ammette
che gli interrogativi sono ancora più numerosi delle certezze. Ma di
una cosa è convinto: la lastra minerale che ha trovato tre anni fa in
un villaggio della Bashkiria, ai piedi degli Urali, è una mappa
geografica tracciata da una civiltà ignota. La lastra del mistero,
esposta oggi al museo archeologico di Ufa, misura 148 centimetri di
altezza, 106 di larghezza e 16 di spessore. Pesa una tonnellata e mezzo.
A prima vista sembra una pietra di superficie irregolare. Ma Chuvyrov
dice di aver capito subito che era una mappa, appena l´ha dissotterrata
nel villaggio bashkiro di Chandar. Ripulita, ha svelato i suoi strani
rilievi, e i disegni: venature che sembrano strade o fiumi, rombi,
iscrizioni verticali in geroglifici indecifrabili. Secondo il
professore, si tratta del disegno di un sistema di irrigazione
ramificato: canali larghi 500 metri per una lunghezza totale di 12 mila
chilometri, con 12 gigantesche dighe. Chuvyrov, professore di chimica
all´università di Ufa, appassionato di archeologia, era alla ricerca
di cimeli di ipotetiche migrazioni di antichi cinesi, e ha pensato a un´incisione
di 2 mila anni fa, con scritte in cinese. Ma il linguaggio geroglifico
sillabico della lastra è ancora da decifrare.
Come la sua provenienza. Non si tratta infatti di roccia naturale, ma di
un manufatto composto da tre strati. Il primo, spesso 14 centimetri, è
dolomite, il secondo - sul quale sono incisi i disegni - è fatto di
diopside con tecnologia sconosciuta, il terzo, due millimetri, è di
porcellana e funge da schermo protettivo. Un prodotto artificiale,
dunque, fatto per giunta con tecniche sconosciute: Chuvyrov sostiene che
i disegni non sono stati prodotti dalla mano di un artigiano, ma da uno
strumento.
Quando? Esami al carbonio e all´uranio datavano la lastra come antica
di millenni, ma poi nei suoi strati sono state trovate due conchiglie:
l´Ecculiomphalus princeps, estinta 120 milioni di anni fa, e la Navicopsina
munitus,
vecchia di 500 milioni di anni. Un manufatto risalente all´epoca dei
dinosauri sembra impossibile. Certo, ammette il professore, gli ignoti
geografi avrebbero potuto usare un pezzo di roccia con una conchiglia
incapsulata millenni prima, ma è pronto a dare altre prove della sua
ipotesi di datazione. Da un esame è emerso che i rilievi della lastra
corrispondono alla moderna regione tra Ufa e Sterlitamak, salvo alcune
variazioni, come il canyon che la percorre.
Ricerche geologiche hanno stabilito che in effetti nella zona c´era una
spaccatura, scomparsa milioni di anni fa. «La mappa - dice il
ricercatore - è stata tracciata quando il polo magnetico della Terra si
trovava presso l´attuale Terra di Francesco Giuseppe, appunto circa 120
milioni di anni fa». Chi potrebbe aver tracciato una mappa così
antica? Gli specialisti del centro di cartografia storica del Wisconsin
sono rimasti sconvolti: secondo loro, una proiezione tridimensionale di
questo genere può essere realizzata solo grazie a prospezioni aeree. L´inevitabile
ipotesi dei marziani viene però respinta dall´autore della scoperta
con fastidio: «Non mi piace parlare di Ufo ed extraterrestri». E poi
aggiunge: «Chiamiamo l´autore della mappa semplicemente il creatore».
Il doppio senso è evidente, come anche lo scetticismo dei ricercatori
«ufficiali» degli istituti accademici verso quella che i giornali
hanno già battezzato «la mappa del creatore» e verso il suo
scopritore, un dottore in fisica che ha sconfinato nell´archeologia. Ma
Chuvyrov è pieno di entusiasmo. Negli archivi del ´700 ha trovato
descrizioni di decine di lastre che assomigliano alla sua mappa, e ha
intenzione di scovarle. Crede che la pietra che ha trovato sia solo un
frammento di un gigantesco mosaico di 348 tessere, sul quale il «creatore»
ha riprodotto il mondo. Con quale obiettivo? «Forse voleva colonizzarlo».
(La Stampa)
(La notizia che La Stampa ha pubblicato il 6 giugno è in realtà
vecchia, era infatti già apparsa per la prima volta il 1 aprile
(casuale?). Inoltre le foto fornite dal prof. Chuvyrov risultano davvero
poco chiare per fornire un giudizio. Ndr)
31
Maggio 2002
Una super arma dalla
ricerca sugli ufo
Lo studio degli Ufo (oggetti volanti non
identificati) ha permesso agli Stati Uniti di sviluppare una 'superarma'
che, come componente principale dello 'scudo spaziale', secondo un
esperto russo, consentirà di annientare tutti gli attacchi missilistici
e mettere in ginocchio qualsiasi paese, scatenando violenti cambiamenti
geofisici. Stando a quanto dichiarato al quotidiano 'Komsomolskaya
Pravda' di oggi dal colonnello Aleksandr Plaksin, che ha diretto il
centro speciale del ministero della difesa russo dedicato allo studio
degli Ufo, disciolto nel 1991, lo studio degli Ufo ha consentito al
Pentagono di creare «la stazione radioelettronica HAARP entrata in
funzione in Alaska nel 1997» le cui 180 antenne sono in grado di
sviluppare una potenza pari a 3,5 milioni di watt e di concentrare una
potente emissione a onde corte sulla ionosfera.
Questa specie di «forno a microonde globale», secondo Plaksin, sarà
in grado di «bruciare» qualsiasi missile lanciato contro gli Stati
Uniti. In un'intervista riulasciata al giornale, il colonnello afferma
che l'HAARP è allo stesso tempo una «potentissima arma geofisica», in
grado di «alterare le condizioni metereologiche e provocare conseguenze
imprevedibili come il cambiamento dei poli magnetici del pianeta»,
scatenando eruzioni vulcaniche e inondazioni planetarie. «Con l'aiuto
dell'HAARP gli Stati Uniti saranno in grado di mettere in ginocchio
qualsiasi paese» afferma Plaksin. Il centro del ministero della difesa
russo per lo studio del fenomeno Ufo venne creato nel 1979 e chiuso nel
1991 per ragioni economiche.
(Il Messaggero; Ansa)
28
Maggio 2002
Acqua su Marte
Su
Marte c’è acqua. Tanta, tantissima. A un metro sotto la crosta
marziana si nascondono riserve di ghiaccio così vaste che se fossero
sciolte coprirebbero l’intera superficie del Pianeta Rosso di oceani
profondi cinquecento metri. E’ stato il lavoro della sonda Odyssey a
confermare ben oltre ogni immaginazione quello che da sempre si
sospettava: un giorno, in un passato che si perde nella notte dei tempi,
il quarto pianeta del sistema solare era molto diverso dalla palla arida
e fredda che vediamo oggi. Forse era più vicino al Sole, forse era un
pianeta ospitale, forse c’era vita.
La conferma che Marte conserva immense riserve di acqua verrà data
ufficialmente dalla Nasa nelle prossime ore. L’agenzia spaziale
americana sperava di tenere la notizia segreta e di rivelarla al mondo
giovedì prossimo, in una conferenza stampa che avrebbe riunito tutti
gli scienziati che dall’inizio degli anni Novanta lavorano
all’esplorazione di Marte. Ma un giornale inglese ha dato l’annuncio
in barba all’embargo, e da quel momento la storia ha cominciato a
percorrere il mondo, in modo inarrestabile.
Che sotto la superficie del quarto pianeta ci fosse dell’acqua lo si
sospettava oramai da tempo. Ma nessuno avrebbe mai immaginato che ce ne
fosse tanta. I tecnici della Nasa pensavano che Odyssey avrebbe dovuto
continuare il suo lavoro di perlustrazione in orbita per mesi prima di
avere conferma, invece in poche settimane i dati raccolti dagli
strumenti di bordo si sono rivelati così clamorosi e chiari che si è
deciso di informare l’opinione pubblica mondiale subito. I sensori
hanno registrato idrogeno e ghiaccio a meno di un metro sotto la crosta
superficiale. Per ora il dato si riferisce all’emisfero meridionale
del pianeta.
Ma la Nasa è certa che non appena l’inverno del nord sarà finito, e
la lettura dei dati diventerà possibile anche lì, la presenza di
ghiacci sarà confermata anche nella calotta nordica.
Per l’essere umano, questa informazione è molto importante da vari
punti di vista: per esempio, può suggerire che il nostro vicino di
casa, oggi un pianeta gelido con temperature in media di 60 gradi sotto
lo zero, un giorno fosse un pianeta più simile al nostro. Ma
l’esistenza di acqua sulla superficie soprattutto rende possibile
l’invio di astronauti sul pianeta: l’acqua è importantissima per la
riuscita di una missione umana, poiché senza di essa gli esploratori
non sarebbero in grado di preparare il carburante per il lift-off di
ritorno.
Indiscrezioni raccolte ieri nel mondo scientifico americano
confermerebbero che la Nasa è convinta che adesso otterrà senza
problemi i fondi necessari a programmare una spedizione umana entro i
prossimi dieci-venti anni. Allo stesso tempo, altre spedizioni di sonde
senza equipaggio umano, previste per l’anno prossimo, dovranno
cambiare zona di atterraggio e cercare di poggiarsi il più possibile
vicino alle zone ricche di ghiaccio: ad esse toccherà studiare cosa
contiene questo ghiaccio, e magari confermare se in esso rimangano
tracce di qualche forma di vita.
Due sono le missioni in fase di preparazione, una della Nasa stessa, che
sta apportando gli ultimi ritocchi alla sonda Rover. L’altra missione
è invece europea e ad essa partecipa estesamente la nostra società
spaziale, la Alenia: il razzo Mars Express, che decollerà dal
cosmodromo di Baikonour nel Kazakistan, deve trasferire sulla superficie
di Marte un robot sonda, il Beagle 2, al quale sarà affidato il compito
di raccogliere campioni di suolo e analizzarne il contenuto chimico. Il
robot prende nome dalla nave che nell’Ottocento portò il biologo
Charles Darwin a studiare le isole Galapagos nell’Oceano Pacifico:
quel viaggio fu fondamentale perché il grande scienziato britannico
elaborasse la teoria della selezione naturale, e ovviamente gli
scienziati italiani ed europei sperano che Beagle 2 li aiuti a compiere
scoperte di simile importanza sulla vita nel nostro universo.
Il grande successo della sonda Odyssey (anch’essa ha un nome
simbolicamente significativo: è stata battezzata così in onore dello
scrittore Arthur Clarke e del suo capolavoro di fantascienza 2001
Odissea nello Spazio) viene dopo i gravi patatrac registrati nel 1999,
quando ben due sonde Nasa andarono perse nella fase di avvicinamento al
Pianeta Rosso.
(Il Messaggero)
22
Maggio 2002
Microrganismi su Marte
Marte richiama sempre più
l'attenzione degli scienziati planetari, sia per le impressionanti
immagini che le due sonde, Mars Global Surveyor (MGS) e Mars Odissey, ci
inviano continuamente, sia per i preparativi di altre missioni, tra cui
l'europea Mars Express. Recentemente sono state pubblicate immagini che
mostrano ben chiare le tracce dello scorrere di un fluido, molto
probabilmente acqua, in alcune zone vicine all'equatore del pianeta,
mentre una delle prime scoperte fatte da Mars Odissey, che da pochi mesi
orbita attorno a Marte, riguarda la probabile presenza di abbondanti
quantità di ghiaccio d'acqua, a una profondità non superiore al metro,
nelle regioni polari. Al momento, è in corso un acceso dibattito sulla
natura di una serie di macchie scure di piccole dimensioni visibili in
alcune immagini ad altissima risoluzione riprese da MGS. La controversia
è nata quando un gruppo di ricercatori dell'Istituto di Studi Avanzati
di Budapest ha suggerito che queste formazioni, che appaiono con
l'arrivo della primavera marziana e scompaiono verso l'inizio
dell'estate, potrebbero essere dovute alla presenza di microrganismi. Le
macchie, che hanno forme rotondeggianti talvolta allungate, sono
visibili in alcuni campi di dune che si trovano sul fondo di crateri da
impatto nelle regioni polari meridionali e settentrionali. L'ipotesi
proposta dai ricercatori ungheresi è che queste macchie siano colonie
di microrganismi che durante il periodo invernale vengono ricoperte
dall'allargamento della calotta di anidride carbonica ghiacciata
(ghiaccio secco). Quando il Sole ritorna all'inizio della primavera, la
luce penetra attraverso i ghiacci innescando i processi fotosintetici, i
quali riscalderebbero la zona in cui hanno luogo. Dell'acqua allo stato
liquido, che normalmente evaporerebbe quasi all'istante nella tenuissima
atmosfera marziana, potrebbe quindi rimanere intrappolata dallo strato
di ghiaccio sovrastante ed alimentare i processi biologici. Con
l'assottigliarsi del ghiaccio i microrganismi apparirebbero sempre più
scuri e si disseccherebbero rapidamente una volta venuti in diretto
contatto con l'atmosfera marziana, assumendo un colore simile a quello
del terreno circostante. Sebbene sulla Terra esistano molti esempi di
microrganismi di colore scuro che vivono in ambienti particolarmente
ostili, le spiegazioni per l'apparizione ciclica di queste formazioni
potrebbero essere di tipo non biologico. È noto da tempo, ed è stato
anche dimostrato in esperimenti di laboratorio, che i ghiacci quando
vengono esposti all'azione della radiazione ultravioletta e dei raggi
cosmici diventano scuri: le macchie nere potrebbero essere quindi zone
in cui c´è ghiaccio d'acqua "invecchiato" che viene
ricoperto di ghiaccio secco durante il periodo autunnale-invernale e
riesposto alla luce una volta che questo strato stagionale viene fatto
sublimare dal calore solare.
A sfavore dell'ipotesi biologica sta il fatto che su Marte le condizioni
ambientali sono estremamente ostili. È vero che in Antartide sono stati
trovati microrganismi viventi a -70 ºC in sacche d'acqua intrappolate a
grande profondità nella calotta ghiacciata, ma nelle regioni polari di
Marte la temperatura raggiunge i -130 ºC, e inoltre la tenue
atmosferiche avvolge il pianeta, in cui è assente una fascia di ozono
come quella che circonda la Terra, non è un efficace schermo per la
micidiale radiazione ultravioletta che ha un effetto sterilizzante per
ogni forma vivente.
Nessuno se la sente, comunque, di escludere a priori una origine
biologica per le impressionanti macchie scure. Purtroppo, le prossime
missioni spaziali non prevedono un'esplorazione "in loco"
delle regioni in cui sono presenti le macchie, ma diversi strumenti
della missione Mars Express, che raggiungerà Marte verso la fine del
prossimo anno, potranno osservare aree ristrette della superficie del
pianeta ad una risoluzione molto superiore a quella già eccezionale di
MGS ed ottenere dati spettroscopici molto dettagliati che entro breve
tempo potranno forse aiutarci a risolvere uno dei tanti misteri
marziani.
(La Stampa)
12
Maggio 2002
Faccia a faccia con l'ufo
«Famiglia forlivese spettatrice di uno strano fenomeno celeste»: così
il Resto del Carlino nell'agosto del 1957 titolava - per la verità
senza la grande enfasi che di solito accompagna questi episodi -
l'articolo su un avvistamento di oggetti volanti non identificati.
Allora si chiamavano ancora dischi volanti, poi sarebbero diventati Ufo.
Si trattò di uno dei più clamorosi «incontri ravvicinati» mai
avvenuti in Italia e il passaggio dei due oggetti volanti fu notato da
molte altre persone da un capo all'altro della penisola. Protagonista
dell'episodio fu il forlivese Giorgio Ceroni, meccanico aeronautico
prima della guerra e poi dirigente della società ciclistica «Forti e
liberi». Ceroni, scomparso l'anno scorso, svelò i contorni del suo
avvistamento vent'anni dopo in un'intervista al Carlino. In seguito le
sue rivelazioni lo portarono al Maurizio Costanzo Show e in altri talk
show. Ma Ceroni non era affatto uno dei soliti clown televisivi che
sciorinano strampalate storie tra nani e ballerine varie. Pesava le
parole e non raccontava di contatti telepatici con omini verdi. Va da sè
che credeva fermamente di aver visto due dischi volanti ed era sicuro
che le autorità avessero insabbiato tutto. La sua storia ha
riguadagnato il palcoscenico all'Expo dell'Ufologia in corso alla Fiera
di Forlì: il volto di Ceroni sbuca dalla copertina di una rivista dal
titolo inequivocabile - «Ufo, la visita extraterrestre» - che
campeggia nello stand.
Ceroni ha ripetuto molte volte il suo racconto. Una storia tutto sommato
semplice e sconcertante al tempo stesso: «Nel dopoguerra lavoravo come
direttore sportivo della Unione ciclistica Forti e Liberi e accompagnavo
i ciclisti nelle trasferte. Eravamo a ferragosto del 1957. Dopo essere
stati a Pistoia stavamo rientrando verso Forlì quando, ancora sul
versante pistoiese dell'Appennino, mio figlio mi gridò "Babbo,
guarda là!". Erano le 19.30 precise e il cielo era chiaro.
Dapprima pensai che si trattasse di una piccola nuvola illuminata dal
sole che stava tramontando. Poi vidi che dalla nuvola partivano scariche
elettriche... mi parevano quelle di una saldatrice. Poi improvvisamente
vidi un oggetto volante che si alzava verticalmente, virò
repentinamente ad angolo retto e volò diritto verso il nostro gruppo.
Quando fu più vicino mi accorsi che gli oggetti volanti erano due.
Volavano a una velocità impressionante e in un lampo li vidi sparire in
direzione di Roma. Lo so per certo perchè quello stesso giorno la radio
dette notizia che due oggetti volanti sconosciuti erano stati avvistati
sul cielo della capitale».
Dal racconto di Ceroni emerge che oltre all'altissima velocità, i due
Ufo si spostavano senza emettere un particolare rumore nè lasciare scia
di condensa come di solito fanno gli aerei 'terrestri'. Dinanzi allo
scetticismo degli interlocutori, Ceroni ribatteva sempre che, data la
sua esperienza professionale nel settore aeronautico, sapeva ben
distinguere un velivolo da un fenomeno atmosferico o da un'illusione
ottica. E i velivoli che vide - a suo giudizio - non potevano certo
avere un'origine terrestre o perlomeno compatibile con le tecnologie
conosciute a quel tempo. Ceroni raccontò poi di aver consegnato il
racconto del suo avvistamento all'allora segretario del ministro della
difesa, un politico modiglianese che lui conosceva bene. «Ma
sicuramente avranno insabbiato tutto» commentò.
In seguito confidò l'avvistamento solo a qualche amico come il campione
ciclistico Ercole Baldini: «Non ne ho mai parlato ad altri perchè
temevo di essere preso per pazzo. Sono certo che se uno ha avuto
un'esperienza come la mia mi crederà, ma non ha visto niente rimarrà
sempre nel dubbio».
(Il Resto del Carlino ed. Forlì)
10
Maggio 2002
Crop o psicosi ufo?
Attenti all'Ufo. Sarà che proprio l'altro giorno c'è stata, a Palazzo
Gazzoli, una conferenza di Carlos Diaz che ha fatto vedere tutta una
serie di foto che probabilmente hanno suggestionato qualcuno dei
presenti.
Sarà che in televisione ci sono trasmissioni che mostrano spesso i
segni dell'atterraggio - dicono loro - di dischi volanti, cosicché
qualcuno ha pensato che qualche equipaggio di extraterrestri si era
fermato, per una breve sosta, a Piediluco. Non solo avrebbero scelto una
località turistica, ma si sarebbero fermati proprio vicino ad un
ristorante, quello di Zi' Teresa, appena fuori del paese. Chi ce li vede
i "marziani" a fare una gita fuori porta? Eppure c'erano
"strani" disegni su un campo di "orzetta", che hanno
fatto gridare all'arrivo dei "visitatori" più di un passante:
quelle spighe piegate tutte da un verso erano la prova evidente.
La leggenda è quella ormai nota secondo la quale i dischi volanti in
fase di atterraggio (ma chissà perché atterrano sempre su un campo
coltivato?) sposterebbero le spighe "abbassandole" e
danneggerebbero il raccolto lasciando in regalo i "segni" del
loro passaggio. Qualcuno già fantasticava sul fatto che quelli comparsi
sul pezzo di terra coltivato dall'ignaro Gino Chiavolini fossero gli
evidenti segni di un atterraggio alieno.
«Stamattina sono addirittura arrivate due persone che mi hanno chiesto
il permesso di poter prelevare qualche spiga di grano per esaminarla -
se la ride il proprietario del campo improvvisamente visitato da tanti
curiosi - io non ho fatto nemmeno in tempo a dirgli che c'è poco da
esaminare: è normale, succede tutti gli anni».
Come sarebbe a dire "normale"? E gli alieni? «Ma quali
alieni, mi faccia il piacere: l'hanno scorso avevo piantato un po' de
erba medica, e quest'anno le spighe dell'orzetta so' cresciute un po' più
del normale: se so solo ammosciate! Tutta colpa della pioggia a vento di
questi giorni. Oppure qualcuno è andato là in mezzo a riìuzzolarsi,
ma se lo acchiappo...". Oltre al danno di un raccolto che faticherà
ad essere ricco, anche la beffa degli ufologi che prelevano
"campioni" da esaminare: «Per carità - fa la moglie di
Chiaovlini - già c'avemo tanti problemi per contro nostro, ce
mancherebbero solo l'extraterrestri... e quelle che vengono a cerca' le
tracce de Ettì».
(Il Messaggero)
9
Maggio 2002
Diaz in Italia
Lo considerano come il "caso" più importante della lunga (e
discussa) storia dei presunti contatti fra i terrestri e gli alieni. Per
molti aspetti, le sue vicende ricordano da vicino la trama del film
"Incontri ravvicinati del terzo tipo", che lanciò la
Dreamwork di Steven Spielberg. Solo che lui, Carlos Diaz, non è un
attore. Da 20 anni sostiene di riuscire a vedere - e fotografare - gli
Ufo a Tepoztlan, nei pressi di Morelos, in Messico. Una pluralità di
scienziati di diversi Paesi, da Bob Shell a Michael Hesemann, in questi
quattro lustri ha investigato per fini diversi sul "fenomeno
Diaz", giungendo a considerazioni e risultati contrastanti. C'è
chi lo ritiene una persona del tutto speciale e chi invece se la ride.
Comunque la si pensi, il messicano è un tipo che fa notizia in grande
stile. Tanto che per ben due volte, sia nel '96 che a febbraio di
quest'anno, è stato chiamato a tenere una conferenza ufficiale a New
York, nella sede dell'Onu, per parlare del "Dossier Ufo".
[...] Carlos Diaz, su invito di un gruppo di appassionati del Nordest,
sarà domenica alle 17 al Teatro Verdi di Maniago. Terrà la conferenza
"Il fenomeno Ufo". Lo introdurrà il professor Antonio
Chiumiento, pordenonese, già protagonista delle Cronache del mistero e
degli X-Files italiani, a suo tempo in onda sulle reti Mediaset con
Giorgio Medail. Chiumiento, entusiasta come sempre (attualmente sta
investigando su una serie di fotografie piuttosto insolite, scattate da
una donna di Tezze sul Brenta), proverà a collegare l'intervento di
Diaz con le sue ricerche in Pedemontana, in particolare con i casi più
curiosi segnalati negli anni Novanta tra Maniago, Arba e Vivaro.
Al messicano, che recentemente è stato ospite del Maurizio Costanzo
Show e di "Stargate" (in onda su La 7), s'interessano molto da
vicino anche l'Fbi, la Nasa e un paio di Atenei degli States. Nei mesi
scorsi aveva - per così dire - programmato ben 7
"avvistamenti", fornendone in anticipo ai mass media data e
orario. Così il tutto è stato opportunamente filmato. Fantasia o realtà?
Lui non ha dubbi. Le teorie di Diaz collegano le presunte presenze
aliene con gli esseri di luce della cultura Maya e di quella Azteca,
nonché con i centri sacri dei due popoli dell'America Latina e con il
mito delle piramidi. Al Verdi di Maniago presenterà anche una serie di
documenti inediti e altro materiale già utilizzato nella conferenza di
Los Angeles.
(Il Gazzettino ed. Padova)
7
Maggio 2002
Sergente dell'Aeronautica
avvisto' un ufo
Una notte di luglio del lontano 1973. Il presunto avvistamento di un
disco volante. E una rivelazione: «Venni prelevato da militari
americani, venivano da Vicenza. Mi dissero di non raccontare quello che
avevo visto... ».
Il fatto è stato rievocato ieri, durante la trasmissione Rai "I
fatti vostri", da Luigi Russo, 50 anni, originario di Caserta,
residente a Guidonia, ex sergente dell'Aeronautica militare, oggi in
pensione. Il racconto fatto ieri davanti alle telecamere della Rai è
suggestivo, così come inquietante appare il seguito.
Russo riferisce che l'avvistamento avvenne nell'estate di 29 anni fa.
All'epoca il militare era di stanza alla base missilistica di Folgaria,
in Trentino. «Vidi un disco enorme, di circa quaranta metri di diametro
e di colore opaco, che stava sospeso in aria, immobile. Essendo militare
ed avendo esperienza di aerei, sono sicuro che non si trattava di un
apparecchio».
«Quella notte - ha detto poi Russo - non ero il solo ad aver avvistato
l'Ufo, cioè l'oggetto volante non identificato. Con me c'erano anche
due carabinieri e due avieri della Vam, la vigilanza aeronautica
militare».
Persone che ora Russo cerca. Vuole ritrovare gli altri testimoni di
quell'avvistamento che, stando al racconto dello stesso ex sergente, è
stato successivamente costretto a negare: «La mattina dopo arrivarono
delle auto con alcune persone che ci prelevarono. Non era personale
italiano, secondo me erano americani e provenivano da Vicenza».
Appare evidente il riferimento alla caserma Ederle. «Venimmo prelevati
tutti e cinque e portati in un ospedale psichiatrico». Secondo Russo il
gruppo sarebbe stato poi sottoposto a sette giorni di controlli sia
fisici che psichici: «Volevano che io dicessi che quello che avevo
visto era un pallone sonda del vicino osservatorio di Asiago. Inoltre,
quando tornai dall'ospedale, mi fu imposto il silenzio».
(Il Gazzettino ed. Vicenza)
6
Maggio 2002
Diaz a
Terni
Terni sotto il mirino degli UFO. Molte, secondo qualcuno perfino troppe,
le persone accorse al convegno tenuto dal contattista Ufo (così si
autodefinisce) Carlos Diaz, tenutosi a palazzo Gazzoli. Ed in tanti
erano, tra gli intervenuti, colo che giuravano di aver vissuto
esperienze simili a quelle raccontate dal noto fotografo messicano,
famoso per aver immortalato con foto e video numerosi strani oggetti
luminosi che "galleggiavano" nei cieli del suo Paese e per
aver fatto impazzire i tecnici della fotografia digitale, alla ricerca
dei segni di un qualche trucco di fotomontaggio. Trucchi, comunque, che
non sono mai stati né trovati né,
tanto meno, provati.
Bocche aperte in sala, quando Carlos Diaz ha mostrato su maxischermo
alcune foto di avvistamenti, che alla fine della serata sono state
acquistate in quantità industriale alla "modica" cifra di 5
euro (le vecchie e tanto care 10mila lire) cadauna.
L'illustre ospite ha affermato di essere in grado di prevedere gli
avvistamenti: «Sento una strana sensazione allo stomaco ogni volta che
sta per succedere» gli ha fatto eco, ma a bassa voce per non essere
sommerso dai fischi, un anziano signore che accompagnava il nipote: «Quando
lo fa a me me pijo un po' de bicarbonato e passa tutto, per forza
che je fa male lo stomaco, se sarà magnato pure li tavolini...».
Per quanto riguarda l'annunciata previsione di un avvistamento Ufo nella
zona del Ternano, nessuna novità da Diaz, che durante la serata di
Terni e dintorni non ha proprio parlato, e che al termine, incalzato, ha
affermato: «Non lo so, non conosco la zona, comunque è possibile che
ci sia un avvistamento». Illuminante. Intanto fra gli spettatori è
partita la caccia all'alieno: «Beh a dirla tutta io sono già stata su
un astronave» si è lasciata scappare una giovane all'uscita (che sia
la verità, o più semplicemente si sia trattato di un'autoambulanza?),
cercando approvazione nel volto del "povero" Diaz sommerso da
richieste di autografi. Poco più avanti c'era già chi asseriva di aver
visitato le Pleiadi e Atlantide: chissà, se uno si combina bene con le
ferie per la prossima estate...
(Il Messaggero)
6
Maggio 2002
Ufo a
bologna
Tre visionari sono troppi per raccontare un fenomeno celeste
(chiamiamolo pure l'avvistamento di un Ufo) che sarebbe avvenuto con le
stesse modalità, anche se in orari diversi. L'aspetto curioso è dato
dal fatto che una di queste persone, la signora Jole Forni, che abita a
San Giacomo del Martignone, una frazione di Anzola lungo la Persicetana
a poche centinaia di metri dal Samoggia, alla fine di agosto del 1997 fu
testimone di una visione sostanzialmente analoga. O, se si preferisce,
del terzo tipo.
Oltre a Jole Forni (che gestisce un negozio di articoli per la pesca con
annessa edicola a due passi da casa), sono stati testimoni di
altrettante visioni anche la signora Dolmina Musto e il signor D. R.,
che ha chiesto l'anonimato spiegando: «Non vorrei che quelli mi
facessero degli scherzi». Tutte tre approssimativamente nell'area di
Zola Predosa, verso le colline.
«Stamane alle 5,20, quando stavo per aprire l'edicola - racconta la
signora Jole -, ho visto una specie di palla luminosa molto bassa e
molto veloce: emetteva una luce giallo-verdastra e mi è sembrato che si
lasciasse dietro una scia luminosa. Un aereo? No. Dalle mie parti
elicotteri e jet passano molto bassi: ormai li riconosco e sono in grado
di distinguerne i colori. Quell'oggetto era una cosa strana, diversa da
quella del '97. Allora, lo ricordo bene, era una specie di fuso
cilindrico luminoso fermo sull'argine del Samoggia, che poi sparì
velocissimo. Anche lunedì mattina quel coso è sparito verso le colline
senza emettere alcun rumore».
Ma andiamo agli altri due incontri ravvicinati avvenuti domenica attorno
alle 23,20. «Mentre guidavo l'auto per tornare a Bologna, subito dopo
Crespellano - spiega la signora Musto (e il racconto è confermato da D.
R., che si trovava da quelle parti alla stessa ora), - ho visto sulla
mia destra un corpo luminoso a forma di uovo di colore giallognolo, con
due lucine verdi ai lati. Era molto basso: improvvisamente mi ha
tagliato la strada e senza rumore si è diretto verso Crespellano. L'ho
visto per un paio di minuti e confesso di aver preso paura». Che sia la
volta buona, per ET, di farsi vedere a Bologna?
(Il Resto del Carlino)
1
Maggio 2002
Ufo sul cielo di
Canicattì
Tornano gli ufo in Sicilia? Dopo il primo avvistamento del 6 agosto
scorso a Ummari (Tp), che ha visto coinvolta la base militare di Birgi
per un "triangolo volante" segnalato e filmato da diversi
trapanesi, tocca ora a Canicattì, dove quattro ragazzi in macchina,
diretti verso Agrigento, hanno filmato un Ufo la sera del primo marzo.
La notizia viene divulgata solo adesso, dopo che il Centro Ufologico
Nazionale, ha esaminato il filmato e lo ha giudicato attendibile. «Mi
trovavo in macchina insieme a tre amici universitari " dichiara
D.D., che ha avuto la prontezza di riflessi di filmare l'Ufo per alcuni
minuti, «quando improvvisamente la mia attenzione è stata attirata da
uno strano oggetto luminoso presente nel cielo, in direzione Ovest.
Profondamente impressionato dalla straordinarietà dell'evento, sono
corso a casa ed ho preso la videocamera filmando il tutto». Nel filmato
appare un globo biancastro, che si staglia sopra le colline di Canicattì,
che lentamente attraversa una nuvola e scende a terra scomparendo dietro
l'orizzonte».
«Rimasi molto impressionato dall'evento e soprattutto dall'oggetto, che
aveva stazionato nel cielo per alcuni minuti - continua il giovane
avvistatore - a quel punto mi sono rivolto agli ufologi per verificare
se ciò che avevamo
visto e documentato fosse effettivamente un Ufo...». Del filmato, che
ha anche attirato l'attenzione della tv, Alfredo Lissoni, responsabile
del Cun (Centro Ufologico Nazionale) commenta: «Il video è autentico
è non presenta traccia di manipolazione alcuna. L'oggetto ripreso non
è nulla di convenzionale o di conosciuto. L'analisi computerizzata
evidenzia un oggetto ovale che emana una potente corona circolare
luminosa che "buca" il nero circostante e che ad un certo
momento spara un fascio di luce al suolo. L'elemento interessante -
continua Lissoni - è che lo stesso oggetto è stato recentemente visto
nel novarese, a Gozzano, comportarsi allo stesso identico modo.
L'ingrandimento delle immagini digitalizzate, grazie a software molto
sofisticati che ci hanno permesso di ingrandire l'immagine da 266 KB
sino a 70 Mega senza perdere di definizione, porta ad escludere che l'Ufo
sia un corpo convenzionale: un aereo, un pallone o un astro». Il
testimone dell'avvistamento ci racconta: «Inizialmente ho provato
curiosità e stupore. Successivamente, quando ho guardato l'oggetto
ingrandito con lo zoom della telecamera, la sensazione è stata di
euforia, ma anche di paura mista a scetticismo. Ho provato a fare un
giro in Internet ed ho notato che numerosi altri avvistamenti erano
stati fatti nella nostra isola».
(La Sicilia)
26
Aprile 2002
Non
siamo soli
Nuovo imperdibile appuntamento per appassionati e adepti della "new
age". La ricerca di un'armonia con le leggi dell'equilibrio
universale e la riscoperta dell'amore cosmico, attraverso una migliore
conoscenza scientifica e spirituale, sono infatti gli ambiziosi
obiettivi del convegno "L'uomo figlio dell'universo", che si
terrà domani e domenica al Grand Hotel Adriatico di Montesilvano.
L'incontro è organizzato dall'Omega Group di Pescara e, come spiega il
responsabile Rocco Mascitti, «si propone di portare avanti un progetto
di rivoluzione del sapere scientifico e dell'informazione, che speriamo
schiuderà nuovi orizzonti alla coscienza dell'uomo rinnovandola in nome
dell'unità fra tutti i popoli della terra e dell'universo intero». Il
tema, quantomeno originale, è quindi complesso e risulterà forse
oscuro ai profani, ma non a quanti condividono un'idea di fondo che
ispira il convegno: e cioè che l'uomo non è solo nel cosmo e che «da
questa consapevolezza bisogna partire per costruire un futuro migliore,
in armonia con la nostra famiglia intergalattica», precisa ancora
Mascitti. A questo proposito interverrà all'incontro il fotografo
messicano Carlos Diaz, famoso tra i cultori di ufologia per i suoi
contatti, documentati da immagini e filmati, con entità extraterrestri;
il quale Diaz sarà tra l'altro ospite, in settimana, del Maurizio
Costanzo Show insieme alla studiosa di fenomeni paranormali Paola Harris,
membro dell'Omega Group e già assistente del più grande astronomo
americano Allen Hyneck. «Questa è pero solo parte di un più profondo
viaggio interiore», afferma Mascitti, «nel quale ci accompagneranno
ricercatori, maestri spirituali, scienziati, la compositrice di musica
"new age" Flavia Vallega (che ha collaborato in passato con
Franco Battiato), psicologi e conoscitori di civiltà antiche». Tra
questi ultimi è molto attesa la partecipazione dell'attore comico Enzo
Braschi, celebre per l'ormai storica interpretazione del
"paninaro" in una famosa trasmissione televisiva degli anni
'80 e che da anni si divide tra gli impegni artistici e l'attività di
studio e divulgazione delle conoscenze spirituali degli Indiani
d'America. Accanto a lui, in rappresentanza dei tanti artisti alla
ricerca di sé, l'attore Enzo Decaro, noto al pubblico per i suoi esordi
al fianco di Massimo Troisi e Lello Arena ne "La smorfia" e
per le recenti apparizioni in diverse fiction.
(Il Messaggero ed. Abruzzo)
25
Aprile 2002
Luci nella notte
Incontri ravvicinati del terzo tipo, avvistamenti di oggetti non
identificati, potrebbero essere il nuovo soggetto per un film di
fantascienza.
Gli avvistamenti di Ufo, o dischi volanti come più comunemente vengono
chiamati, a volte vengono presi più come leggende metropolitane che
come storie reali. Un fatto simile sembra che sia accaduto anche a S.
Giovanni alla Vena. Secondo le voci che circolano in paese pare che
qualcuno del posto l'altra sera abbia avvistato un oggetto molto strano.
Il racconto fatto dai residenti parla di una luce abbagliante, quasi
come quella di grosso tir e poi di una specie di disco ovale, molto
piatto, con due luci rosse che roteava sul cimitero della frazione
vicarese, a bassa quota, in direzione Pontedera. A quanto sembra 'l'
astronave' è stata vista da più persone. Alcuni anni fa vi fu un altro
avvistamento simile nella zona tra Vicopisano e Buti.
(La Nazione ed. Pisa)
25
Aprile 2002
Ufo atterrati a Tezze
Certo, lo stupore ci sta, e anche lo scetticismo. Gli Ufo che atterrano
a Tezze sul Brenta e, almeno in apparenza, sono la copia esatta di
quelle caricature di marziani rese celebri dallo spassoso film "Mars
Attacks!" di Tim Burton. Però, sull'immagine niente da ridire: si
vedono due figure dal corpo esile e dalla testa a mongolfiera. Le ha
fotografate, da poche centinaia di metri di distanza, A.G., donna
residente nel Cittadellese, a cui è accaduto uno strano caso, la sera
di lunedì 15 aprile.
Stava tornando a casa poco prima delle 20, quando a Belvedere di Tezze
è stata attratta da fasci luminosi di origine non definibile.
Incuriosita, ha seguito con l'auto in direzione di Tezze, fino alle
vicinanze di una pizzeria, la scia in movimento che poteva assomigliare
ad un'astronave. Con sè la donna aveva una macchina fotografica con la
quale, da debita distanza, ha immortalato i presunti extraterrestri. Un
intero rullino di scatti, alcuni confusi, altri dai contorni più netti,
e sono quelli che qui pubblichiamo.
Di più, A.G. non sa dire: è rimasta sorpresa e sconvolta a sua volta,
non essendole mai capitato in precedenza nulla del genere. Ha atteso
alcuni giorni prima di segnalare l'accaduto, «in quanto - dice -
ritengo l'esperienza fatta così inverosimile da sembrare frutto di
fantasia, se non peggio». E parla solo con la speranza che la
divulgazione pubblica dell' avvistamento induca altri, come lei restii
ad esporsi sull'accaduto, a confermare che non ha sognato. Certo, con un
programma di ritocco anche la fotografia potrebbe essere stata
manipolata e "integrata", ed è ciò che i più diffidenti e
smaliziati sosterranno. Ma di certo l'avvistatrice non sembra essere a
caccia di notorietà gratuita, se non altro considerando che richiede
l'anonimato; e del resto non è neanche il periodo usuale degli scherzi,
collocato tra Carnevale e il primo aprile. Forse sognare costa poco, e
gli alieni ci aiutano a farlo; ma se altri testimoni raccontassero di
quella strana serata di primavera, sull'impalpabile confine tra le
province di Vicenza e Padova, e tra i regni della realtà e
dell'onirismo, anche i meno creduloni potrebbero spiccare il volo.
(Il Giornale di Vicenza)
5
Aprile 2002
Clorofilla su Marte
Nella saga della vita su Marte si apre un nuovo capitolo. Dopo i batteri
fossili (su cui gran parte della comunità scientifica è ancora molto
scettica) e gli indizi della possibile presenza di acqua liquida sotto
la superficie del Pianeta Rosso, questa volta tocca ad una delle
molecole più importanti per l'attività biologica, vale a dire la
clorofilla. Di cui un gruppo di ricercatori della NASA avrebbe
individuato le "tracce" in alcune delle foto riprese cinque
anni fa dalla sonda Pathfinder durante il suo lungo soggiorno su Marte.
Analizzando alcune immagini della zona in cui era atterrata la sonda,
immagini particolari, elaborate in modo da andare oltre lo spettro del
visibile, gli scienziati dell' Ames Research Center hanno rilevato due
punti che sembrano recare la "firma spettrale" della
clorofilla, riconoscibile perché associata con l'assorbimento del
rosso.
Lo studio sarà presentato la prossima settimana durante un convegno di
astrobiologia negli USA, ma i ricercatori esprimono grandissima cautela
nel trarre conclusioni. Si tratta di risultati "molto
preliminari" ma comunque "intriganti", ha detto alla BBC
Carol Stoker, che dirige il team di ricerca, specificando però di non
essere ancora pronta a fare affermazioni precise sulle informazioni
raccolte.
(La Repubblica; Corriere della Sera)
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