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07
Giugno 2004
Crop Circle ad Acqui
Terme
Ormai sono centinaia i
curiosi accorsi per vedere i cerchi nel grano, notati sabato in un campo
a lato dell’ex statale del Sassello, nei pressi dei ruderi
dell’acquedotto romano (gli «archi romani» come vengono definiti ad
Acqui). Se da un lato qualcuno crede che a disegnare i cerchi siano
stati dei buontemponi che venerdì notte, armati di picchetti e spago,
hanno rovinato un campo di grano disegnando quattro cerchi del diametro
di circa sei metri con corridoi di collegamenti tra gli stessi,
dall’altro non mancano gli aspiranti ufologi. «Non credo a queste
cose - commenta un automobilista che ha lasciato la propria auto lungo
l’ex statale per scendere nel campo e constatare di persona - Lo
strano è che questi cerchi sono perfetti, netti, come le linee che li
collegano». Altri credono che si tratti di un segno: «Mi sono seduta
al centro di un circolo incrociando le gambe per vedere se riesco a
percepire l’energia positiva che solitamente sprigionano i cerchi nel
grano» spiegava una signora che studia questi fenomeni. I carabinieri
di Acqui ritengono che si tratti di uno scherzo: al centro di uno dei
cerchi si nota un foro dove è stato probabilmente piantato un picchetto
utilizzato come «punta di compasso» per far piegare il grano. La
vicenda dei cerchi nel grano comincia sulla fine degli anni 70
nell’Inghilterra meridionale. Il primo fu notato nel 1980. Quando i
giornali cominciarono a parlarne i cerchi aumentarono progressivamente
(da 3 nel 1980 a 700 nel 1990), cominciarono a presentare forme sempre
più complesse e si diffusero in altre parti del mondo. Le teorie si
moltiplicarono (da quella degli Ufo a quella dei «lampi globulari», da
quella delle «linee di forza» all’effetto di immani «cannoni»
elettromagentici), nacquero i «cerealogi», esperti come Pat Delgado e
Colin Andrew, che pubblicarono una serie di libri. Ci fu anche uno
sfruttamento commerciale: dalle magliette alla pubblicità di un
preservativo («Extraterrestri? Cervi in calore? Ricci? O Nicoletta e
Kevin?»).Finché nel ‘91 due signori inglesi di mezza età, Bower e
Chorley, si presentarono a un giornale inglese raccontando di essere gli
autori e mostrando la loro tecnica. Cionostante il «mistero dei cerchi»
non è cessato, alimentato anche da film come «Signs» con Mel Gibson,
di due anni fa.
(Fonte: La
Stampa)
13
Maggio 2004
Avvistamento
dall'Osservatorio dei Monti Cimini
Erano
16 in Messico. Erano 3 in Italia. La legge delle coincidenze ha voluto
che nelle stesse ore in cui il ministero della Difesa messicano rendeva
note le straordinarie immagini dei globi luminosi un avvistamento simile
avvenisse al Centro astronomico dei Monti Cimini, non lontano da
Viterbo. Mentre i 16 oggetti misteriosi si muovevano freneticamente
intorno al bimotore, i 3 si sono esibiti davanti a una quarantina di
persone, in formazione perfetta. Paolo Candy è il direttore del Centro,
è considerato il maggiore studioso italiano di fenomeni atmosferici ed
è ancora stupito da questa esperienza che di normale non ha nulla. Gli
Ufo c’erano, visto che Ufo è l’acronimo di «unknown flying objects»,
oggetti volanti non identificati. «Studio il cielo da oltre 20 anni e
solo un’altra volta avevo osservato un oggetto non identificato».
Racconti che cos’ha visto.
«Ero al Centro con due classi di ragazzi. Parlavo dei satelliti
artificiali, quando siamo usciti sul piazzale, un punto spettacolare a
800 metri d’altezza. Ho alzato lo sguardo verso lo zenit e alle 22 e
42 del 10 maggio ho visto 3 punti luminosi come stelle che procedevano
insieme. Ho subito pensato a un’allucinazione e invece erano là, in
movimento, e tutti - io, i ragazzi e i professori - li stavamo
guardando, stupefatti. C’erano per davvero».
Come si comportavano?
«Si spostavano all’unisono senza mai variare la forma a triangolo.
Sono apparsi nella zona del cielo tra la corona boreale e Bootes. Erano
3 luci costanti».
Quindi non brillavano, come invece dovrebbero brillare le stelle?
«No. Erano omogenee, con un’intensità di terza magnitudine. A occhio
nudo si muovevano lentamente, ma, data l’enorme altezza, a una velocità
reale elevata: apparivano come una formazione in orbita».
Poi che cos’è successo?
«Hanno continuato a spostarsi, finché, dopo 2-3 minuti, sono state
eclissate da alcuni banchi di nuvole».
Perché esclude che si trattasse di un satellite?
«Perché a quell’ora e in quel settore del cielo ci poteva essere
solo il “Cosmos”, ma i satelliti hanno una dinamica totalmente
diversa: non avendo luce propria, riflettono quella del sole. I 3 punti,
invece, sono rimasti luminosi anche quando sono entrati nell’ombra
terrestre».
Allora, che ipotesi si è fatto?
«Se non si trattava di un satellite, potremmo essere stati testimoni di
un esperimento militare: sappiamo che gli Usa stanno testando velivoli
in grado di viaggiare nella stratosfera. Oppure c’è la terza ipotesi:
oggetti sconosciuti, in orbita, con una traiettoria. Di sicuro non si è
trattato di fenomeni naturali».
Quanto erano simili a quelli avvistati dagli aviatori messicani?
«Loro li hanno visti sui radar e all’infrarosso, noi a occhio nudo.
Inoltre quelli erano nell’atmosfera, questi in orbita».
Quando ha visto un fenomeno simile?
«Il 19 luglio 2003: era una sfera, a 70 gradi d’altezza, con una luce
superiore a quella emanata da Venere: proveniva da Sud, poi di colpo ha
fatto una curva a quasi 90 gradi ed è scomparsa».
(Fonte: La
Stampa)
12
Maggio 2004
Ufo in Messico
Undici
palle di fuoco nel cielo. Piccoli globi che si muovono veloci,
accelerando da 100 a 600 chilometri orari e cambiando improvvisamente
direzione e traiettoria per nascondersi dietro le nuvole e riapparire.
"Che roba è?" chiede Magadaleno Castanon Munoz guardando quei
punti luminosi sul radar. Nessuno degli otto membri dell'equipaggio del
Merlin C26, bimotore dell'aviazione militare messicana che sta
sorvolando Ciudad Del Carmen, cittadina del stato di Campeche, per una
battuta anti narcotrafficanti, sa rispondere al comandante. A occhi nudi
quei punti luminosi non si vedono, solo il radar standard e quello a
infrarossi li registrano sugli schermi.
Quei punti luminosi, insieme alle conversazioni dell'equipaggio che
risalgono al 5 marzo di quest'anno, sono ora parte di un video di 15
minuti che l'aviazione messicana ha deciso di rendere pubblici: il
comandante in capo delle forze armate messicane, generale Clemente Vega
Garcia, dopo aver aperto un'inchiesta ha deciso di consegnare a un
giornalista della tv 'Televisa' esperto del 'settore', Jaime Maussan,
quel video, mandato in onda lunedì scorso. E' la prima volta che
un'autorità militare rende pubblici materiali che, come spiegato del
generale Vega Garcia, "rivelano qualcosa per cui non c'è
spiegazione logica".
Ufo? Il giornalista Maussan, che ha anche tenuto una conferenza stampa
sull'argomento, se ne dice convinto: "Si tratta di oggetti reali,
invisibili all'occhio umano, ma che fossero lì non ci sono dubbi. E, da
come si muovevano, cambiando direzione, nascondendosi dietro le nuvole e
poi 'inseguendo' il bimotore, apparivano essere oggetti 'intelligenti',
con una massa e un'energia e un movimento".
"Non siamo soli" dice la voce registrata di uno dei membri
dell'equipaggio del Merlin C26. Intervistati da Maussan, i piloti del
bimotore hanno raccontato che a bordo dell'aereo la tensione è salita
quando quei strani oggetti hanno circondato il velivolo, "erano
alle nostre spalle, alla nostra sinistra e di fronte a noi. Ci sono
stati momenti di tensione" ha raccontato il maggiore Magdaleno
Castanon.
Difficile valutare, ovviamente. Il colonnello Francisco Aguilar,
segretario della Difesa messicana, ha spiegato che "ogni ipotesi è
aperta e che una cosa è sicura: non esiste una spiegazione logica per
quegli oggetti che rimangono non identificati".
(Fonte: La
Repubblica)
22
Aprile 2004
Ufo in Danimarca
Una
«sfera di fuoco» ha sorvolato ieri per diversi secondi la Danimarca,
nelle prime ore del mattino, prima di sparire in direzione del Mare del
Nord. Diversi danesi in molte località l'hanno vista, e gli astrofisici
hanno chiesto a chiunque abbia assistito al fenomeno di riferire.
L'osservatorio astrofisico di Copenaghen, ha parlato di una meteora «molto
luminosa», e ha precisato che, data la sua traiettoria, è «molto
improbabile che pezzi dell'oggetto luminoso siano caduti sulla Danimarca».
(Fonte: Il
Gazzettino)
02
Aprile 2004
Presto incontreremo gli
alieni
Un
giorno il genere umano farà il suo incontro con gli alieni. Ne è
convinto un gruppo di scienziati britannici, secondo cui una stella su
cinque nell’universo potrebbe essere accompagnata da un pianeta simile
alla Terra, capace cioè di ospitare la vita extraterrestre. La teoria,
del professor Barrie Jones e dei suoi colleghi della Open University, è
stata illustrata al convegno dell’associazione degli astronomi del
Regno Unito (la Royal Astronomical Society) a Milton Keynes. Secondo
Jones, nell’universo c’è un numero di pianeti rocciosi abitabili
ben maggiore di quello stimato finora. Nei prossimi 10 anni, ha
spiegato, i telescopi dovrebbero essere abbastanza potenti da
individuare questi pianeti e scoprire se le loro atmosfere nascondono
segni di vita. «Finora abbiamo scoperto solo pianeti simili a Giove,
che probabilmente non sono capaci di ospitare la via - ha dichiarato
Jones -. Ma prevediamo che ci siano pianeti rocciosi più piccoli nella
zona abitabile, dove l’acqua sarebbe liquida». Il team dello
scienziato ha messo a punto modelli computerizzati di nove sistemi
solari conosciuti, che ha fatto girare per l’equivalente di un
miliardo di anni, con risultati incoraggianti. «Pensiamo che almeno il
dieci per cento delle stelle vicine alla Terra abbia sistemi planetari -
ha spiegato Jones -. Se solo la metà di questi fossero capaci di
ospitare un pianeta roccioso nella zona abitabile, cioè significherebbe
che uno su venti potrebbe ospitare la vita. E’ possibile che
nell’universo la vita sia molto diffusa». La Nasa e l’Agenzia
spaziale europea prevedono di realizzare telescopi orbitanti capaci di
rilevare l’ossigeno e l’anidride carbonica nelle atmosfere di
pianeti rocciosi lontani in cerca di possibili segni di vita.
(Fonte:
L'Unione
Sarda)
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